AGOSTO 2016: ANDREA

“Chi lo chiama destino, chi le chiama vie del Signore”

Erano già un po’ di anni che mi frullava dentro la testa questa voglia di fare un’esperienza in una missione umanitaria ma non c’era mai stato l’occasione di conoscere qualcuno che aveva avuto un’esperienza diretta.

In verità, in missione c’ero già stato ma di tutt’altro tipo, si trattava di  una missione di tipo militare, in Bosnia, nella città di Sarajevo ; però qualcosa che ho  visto e vissuto laggiù mi ha lasciato dentro la voglia di dare di più e non solo economicamente, ma fisicamente e umanamente alla gente che ha più bisogno di aiuto .

Un giorno, nella piccola frazione di Fietta di Paderno , Lidia ed io abbiamo conosciuto Matteo e Manuela e la loro splendida famiglia, conversando, ci hanno raccontato della loro missione in Papua Nuova Guinea ,

di suor Caterina e del progetto spirituale e umanitario che stavano  portando avanti per aiutare i bambini nella diocesi di Bereina

“Chi lo chiama destino, chi le chiama vie del Signore”.

Ecco l’occasione e l’esperienza che cercavo!

Il primo incontro con Caterina è stata la  conferma delle mie sensazioni: questo è quello che voglio e devo fare!

Suor Caterina è travolgente, ha un carattere deciso e personalità forte,  ma nello stesso tempo ti fa sentire a tuo agio ;  in un attimo ti coinvolge e ti fa sentire il  dovere di aiutare la missione e subito mi fa capire quanto ci sia bisogno di aiuto nella realizzazione di un  progetto.

Il progetto che stanno portando avanti è quello di aiutare i bambini papuani, dare loro la possibilità di andare a scuola ma anche quella di avere una alimentazione adeguata e poiché tanti bambini hanno questi bisogni ,  i costi diventano insostenibili .

Un po’ di tempo fa, sul luogo del mio lavoro, mi trovai tra le mani un simpatico “giornalino/fumetto” che raccontava la storia dei fratelli Pedon, ditta specializzata nella produzione e nella vendita di legumi e  di cereali  e che  parlava dei loro progetti solidali con le scuole nei Paesi,  come il Marocco,  dove avevano delle coltivazioni .

“Chi lo chiama destino, chi le chiama vie del Signore”.

Tutto questo mi tornava in mente dopo un paio di giorni dall’incontro con Caterina, quando parlava del suo desiderio di creare un orto e coltivare verdure per far fronte alla richiesta continua di cibo per i bambini.

Quindi mi sono detto: chi meglio della ditta Pedon che produce legumi mi può consigliare su come iniziare una coltivazione in Papua Nuova Guinea !

Dopo i primi contatti via email, fisso un incontro con i titolari della ditta Pedon;   grande è stato  il mio stupore quando mi sono accorto che, non solo mi hanno dedicato del tempo ma anche si sono interessati al mio progetto e oltre a rispondere alle mie domande sulla coltivazione e sulla scelta delle piante adatte al clima . Si sono offerti di donare i semi dei vari legumi e cereali ed inoltre di  gestire anche la spedizione dei semi, cosa tutt’altro che semplice in questi Paesi . Grazie alla sensibilità e alla generosità del signor Remo Pedon e alla cortesia della signora Lucia, una piccola idea cominciava a prendere forma.

Ora non mi restava altro che salire sull’aereo e partire per la Papua !

Ma… non è stato facile. Ero convinto e determinato nella mia decisione di andare in missione ma ero anche consapevole che il distacco, anche se per un breve periodo,  dalla cosa a me più cara, cioè la mia famiglia, mia moglie Lidia e le mie bambine,   Maddalena, Clara e Serena, sarebbe stato molto sofferto.

Comunque il desiderio di partire era forte, ho preso l’aereo per la Papua , dove sono arrivato il 3 agosto.

La prima impressione è stata di trovarmi in un Paese pieno di contrasti e contraddizioni: ricco di risorse naturali ma con la stragrande maggioranza della popolazione che vive nella povertà assoluta.

Ma fin dal primo momento ho avuto una calorosa accoglienza ed ho avvertito un forte feeling con la gente del posto, in particolar modo con la comunità e i bambini della scuola.

Ho provato subito forti emozioni e ho avuto sorprese positive.

Ho lavorato fin dall’inizio in un clima di collaborazione, di entusiasmo, che mi ha messo subito a mio agio. Piano piano ho  cominciato  a conoscere tutte le persone che fanno parte di questo gruppo a cominciare dalle “Sisters” , la vera anima della missione; ragazze straordinarie, perché oltre ad essere missionarie sono anche avventuriere coraggiose che affrontano difficoltà logistiche e umane che spaventerebbero molti di noi: scarsità di acqua, malattie, clima ostile ma soprattutto bambini campioni di wrestling o lotta greco romana, ma non loro,  spinte dalla voglia di aiutare  il prossimo, non si fanno scoraggiare .

Determinate e coraggiose da far invidia all’esercito italiano (ahahahah !?).

Di questa categoria di “soldati di Dio” fanno parte anche Matteo e Manuela e figli, che conoscevo già nel “mondo moderno e civilizzato” ( ?)   ma vederli all’opera è stato anche qui una scoperta interessante. Riuscire ad essere, nello stesso momento ,  missionari, educatori, impresari edili,  con  30 operai alle loro dipendenze ,  gestire una famiglia propria di 3 figli e allargata di 30 ragazzoni papuani che sono tutto un programma , tutto questo dentro una comunità religiosa di suore che prega dalla mattina alla sera…  e pure il pomeriggioooo, è veramente un’impresa impossibile !

Un esempio per me e per tutti.

Oltre a me c’erano anche altri ragazzi e ragazze volontari che piano piano ho conosciuto e si è creato una bella sintonia ed una buona collaborazione. Complessivamente abbiamo trascorso il nostro tempo tra preghiere, riflessioni e lavori , ognuno impegnato nei vari progetti, ma alla sera c’era il tempo per chiacchere e ascoltare canzoni da “VECCHI”

C’è stato pure il tempo di metter su “un’agenzia d’incontri”:  PNG vs Italy;   un bel gruppo, insomma.

Nei primi giorni in Papua ho avuto l’occasione di conoscere Padre Alvise,  persona magnetica e carismatica, che riesce a testimoniare  la fede e lo spirito missionario con un punto di vista diverso dal solito cliché, trovando riflessioni e spunti che ti aprono la mente e fanno vacillare le tue sicurezze e zone sicure (confort zone), tutto questo con l’occhio del regista cinematografico.   Good choice Father Al !

Le giornate in Papua sono passate molto in fretta, troppo in fretta, il lavoro non mancava mai, un po’ perché le nuove costruzioni e le vecchie offrono sempre lavori e restauri, un po’ perché con Caterina la novità e la sorpresa  sono sempre dietro l’angolo, come dover improvvisarsi come tecnico di macchinari, di  ciclostile o  di stampanti digitali.  E pensare che ho avuto pure la fortuna del principiante di risolvere  il problema  anche se non ne capivo niente !

“Chi lo chiama destino, chi le chiama vie del Signore”.

Comunque il mio compito principale è stato quello di portare avanti il progetto di costruire una piccola serra per i semi, una seconda serra più grande per la coltivazione delle piante da orto e infine la creazione di una nuova zona agricola per la coltivazione di legumi, con la semenza fornita  dalla ditta Pedon.

Ah, dimenticavo . Tutto questo solo perché avevo fatto l’orto un paio di volte a casa mia, quindi per sister Cat ero più che idoneo. In ogni modo il lavoro è stato portato a buon fine, soprattutto grazie al team dei super ragazzi papuani (PNG guys) che lavoravano con me.

Per questo mi sento di ringraziarli di cuore.

THE GARDEN TEAM the most hardworking

La mia esperienza missionaria che da tanto tempo mi frullava in testa l’ho trovata e vissuta proprio qui in Papua Nuova Guinea, un Paese che pochi conoscono, del quale quasi nessuno immagina le difficili condizioni di vita della maggior parte della popolazione, ma dove la gente ti sorride e ti saluta sempre , con una stretta di mano o con un abbraccio. Tanto possono esser timidi e schivi e teneri di cuore, quanto possono essere aggressivi e violenti tra di loro, però sono dei buoni lavoratori quando vogliono e quando li conosci, ti sanno insegnare quello che noi abbiamo perso,

la semplicità.

In Papua ho visto ancora una volta come i bambini sono quelli che soffrono e pagano le colpe degli adulti, ho visto i soliti noti affaristi di tutto il mondo che sfruttano tutto quello che il territorio può dare, compreso le persone più ingenue e poi lasciano poco niente alla gente del posto,  colpevole di non sapersi gestire. Quello che mi resterà di questa esperienza missionaria in Papua è e  sarà , l’incontro con una comunità, fatta di persone che dedicano la loro vita ai più poveri e ai più indifesi, senza chiedere nulla in cambio ma solo ricevendo un sorriso sincero. Una congregazione di suore e laiche, forti e unite nella fede che sanno contagiare di gioia tutti quelli che le circondano e che riescono a costruire un futuro migliore per tanti bambini e ragazzi, dando loro un punto di riferimento che manca nelle loro famiglie ma importante per la loro crescita, un gruppo di donne che sanno bene che l’incontri di persone, le coincidenze le soluzioni di problemi ecc.

Si chiama destino ? NO, si chiama le vie del Signore !

Quando un progetto appare umanamente irrealizzabile, quando per un problema non sembrano esserci vie d’uscita, ci si affida al Signore.

Grazie di cuore.

Andrea

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