Amore condiviso

di: Chiara Vedovelli
Sono trascorsi quattro mesi dal giorno della mia partenza per una nuova avventura, un’esperienza che desideravo intraprendere da molto tempo.
Tutto è nato da un sogno che custodivo con cura: poter fare volontariato in una delle zone più povere e bisognose nel mondo.
Grazie all’incontro con Sister Caterina, sono venuta a conoscenza della Cavanis Community Jesus Good Shepherd nelle Filippine, che avrebbe reso il mio desiderio realtà.
Il 17 novembre del 2019 sono partita, ho salutato la mia famiglia i miei amici e con lo zaino in spalle ho iniziato questo viaggio.
Naturalmente non sapevo a cosa stavo andando incontro, stavo portando con me ogni piccola sensazione: ansia, paura, insicurezza ma credevo fortemente in quello che stavo facendo e questo mi riempiva di gioia ed entusiasmo.
Il pilastro di questa meravigliosa esperienza che ebbe inizio precisamente a Tibungco nell’isola di Mindanao, Filippine, fu per me proprio la comunità delle Cavanis Sisters. Per questo mi piacerebbe iniziare il mio racconto proprio da qui, da questa splendida comunità che non riesco a fare a meno di chiamare FAMIGLIA.
Non dimenticherò mai la prima sensazione che ho avuto appena arrivata.
Sono subito stata accolta a braccia aperte. I sorrisi, l’affetto e l’energia che le Sisters e i bambini mi hanno trasmesso, facendomi sentire a casa, furono per me un dono prezioso, una sensazione indimenticabile.
La comunità delle Cavanis Sisters è il luogo dove le nostre Sisters vivono e portano avanti la loro missione dando non solo un aiuto concreto alle famiglie e ai bambini più bisognosi, ma anche educazione attraverso una scuola elementare e un asilo nel loro villaggio, diffondendo tanta speranza e gioia di vivere.

Nel convento accolgono bambini provenienti da realtà povere o da condizioni particolari, che nonostante gli ostacoli e difficoltà del passato, mantengono una forza incredibile che portano nel cuore, donandoti tutto il loro amore.
Fu anche grazie a loro che riuscii ad affrontare questa nuova esperienza, così lontana dalla mia vita quotidiana e dalle mie abitudini, con estrema pace e naturalezza.
Trascorrere il tempo con loro alimentava spesso i miei ricordi d’infanzia, riuscivo a far tornare alla mente pensieri creduti ormai persi, dimenticati.
Colsi nuovamente l’importanza che ricopre la figura del genitore soprattutto nella fase iniziale di ogni bambino, questo mi fu molto caro e prezioso.
Al mio arrivo i bambini presenti nell’orfanotrofio erano circa dodici, le due ragazze più grandi di 14 e 18 anni, Katherine e Joyselyn, seguivano Brezel, Bebe e Tating di 11 e 12 anni, Palang e Alice di 7 e 8 anni e infine le più piccoline tra i 4 e i 6 anni Reynalin, Rihanna e Apple. Non dimentichiamoci, poi, dell’unico ometto speciale: il nostro John Rey di 12 anni, arrivato in convento a soli 2 anni. Le Sisters l’hanno salvato da una situazione veramente difficile, la sua famiglia è molto povera e i suoi genitori lavorano tutto il giorno. John Rey insieme ai suoi fratelli, passavano le giornate a casa da soli, a volte senza mangiare, vivendo nella sporcizia.

Le Sisters l’hanno trovato in condizioni molto gravi, pieno di vermi e molto malato. Il loro intervento ha donato a John Rey una seconda opportunità.
Ognuno di loro portava con sé una propria unicità, una propria luce nella quale si rifletteva la loro bellezza e la loro spontaneità. Del resto però erano comunque dei bimbi normali, un uragano di energia a volte talmente forte da innescare un cortocircuito di pianti, capricci e litigi che molto spesso mettevano a dura prova la pazienza delle Sisters. Nonostante questo, anche quando la giornata si stava per rivelare un completo disastro, bastava un piccolo gesto, una carezza o un sorriso e di nuovo tutto tornava a regnare nella gioia e nella pace. I bimbi nella comunità aiutavano molto spesso nei piccoli mestieri casalinghi, anche tra un gioco e l’altro, si rendevano utili imparando e crescendo molto in fretta.
Insomma l’atmosfera che si respirava era proprio quella di una grande famiglia che affronta le difficoltà della vita e gioisce insieme rimanendo sempre unita.
In questo le Sisters rappresentavano le figure di riferimento per tutta la comunità. Esse sono suore ma anche insegnanti, mamme, giovani donne piene di fede e amore. Ognuna di loro ricopre un ruolo specifico all’interno del villaggio. Esse sono tutte fondamentali e indispensabili per far funzionare questa grande macchina laboriosa che instancabilmente non si ferma mai. Sempre pronte ad aiutare il prossimo, a mettersi in gioco gestendo, insieme agli insegnanti, tutte le attività formative, dalle scuole elementari all’asilo, prendendosi cura degli alunni e delle loro famiglie. Ognuna di loro rappresenta un piccolo tassello indispensabile alla creazione di un grande quadro unito.
All’interno dell’organizzazione e attività sono presenti anche mamme e padri delle famiglie più povere che per riuscire a mandare a scuola i loro bimbi si mettono a disposizione per aiutare, lavorando a scuola o nel convento.
Tra le varie attività c’era anche una falegnameria dove alcuni ragazzi lavoravano costruendo e realizzando lavoretti in legno da poter vendere, determinando un sostegno per la vita della comunità.
Attraverso le giornate in convento, sono entrata in contatto con la vita delle nostre Sisters: sr. Maria, sr. Cecil, sr Girlyn, sr. Silvana, sr Aimy e sr. Angel.
Posso dire di aver appreso molto da loro, seguendole nelle diverse attività: come la gestione scolastica, organizzazione interna ed esterna del convento, manutenzione degli spazi aperti, dai giardini alla corte, fino ai momenti di riunione spirituale e di preghiera. Una vita costituita da orari e programmi da rispettare, ma che lascia anche molto spazio alla riflessione interiore. Poter partecipare attivamente o anche solo osservando la quotidianità della community per me è stato un vero e proprio insegnamento di vita che mi ha fatto aprire gli occhi e la mente, mi ha aiutato a non smettere di credere a quanto possa essere importante nella vita non arrendersi mai e continuare ad andare avanti.
Naturalmente, insieme ai momenti di maggiore impegno lavorativo e dedizione ai doveri, non mancavano mai anche quelle giornate completamente dedicate alle attività di gioco e divertimento. Soprattutto la domenica era il giorno più atteso da tutti i bimbi, durante il pranzo e la cena tutti si raccoglievano a condividere il cibo e la felicità di poter stare insieme allo stesso tavolo, seguiva sempre un momento di unione, dove ognuno di noi spesso si apriva e raccontava qualche piccolo ricordo o aneddoto della propria vita. Tutti racconti da custodire con estrema delicatezza e amore.
Durante il mio soggiorno ho avuto l’opportunità di partecipare ad alcune spedizioni che fanno parte della missione delle Sisters sul territorio.
Purtroppo l’area in cui mi trovavo è una zona con una presenza frequente di terremoti. Proprio in quel periodo ci sono state alcune forti scosse che hanno portato gravi danni sia agli edifici sia alle comunità dei villaggi colpiti.
Così un giorno siamo partite per una spedizione di aiuto ad un paese conosciuto dalle Sisters, portando con noi cibo e beni di prima necessità.
Aiutare quel popolo, persone di gran cuore, mi ha mostrato un’incredibile umanità e in particolare che cosa voglia dire ricevere aiuto. Siamo state sommerse da regali da parte loro, cibo, frutta ma non solo, per me il regalo più grande che ci fecero fu l’energia e la voglia che avevano di mostrarci le loro terre, il loro lavoro come per regalarci una visione, di quella che era, ed è, la loro identità, attraverso la gentilezza e la dolcezza. Ci hanno insegnato così come l’amore e la fede a volte possono superare qualsiasi difficoltà.
Un’altra grande e importante missione della quale sono stata protagonista fu il viaggio verso Molmol, villaggio di Korena la nostra aspirante Sister.
Molmol era un villaggio di montagna, situato lontano dai centri cittadini, non era facile raggiungerlo specialmente nelle stagioni delle piogge dove la strada diventava un mare di fango.
Questa nuova avventura mi rimase particolarmente impressa.
Vissi nella foresta, dormendo nelle case di bambù del villaggio. Ero sempre circondata da bambini che sembravano essere cresciuti in fretta. Svolgevano compiti inusuali per l’età che avevano, lavavano i loro panni nel fiume e si dimostravano davvero molto indipendenti rispetto alle altre attività quotidiane.

Durante la mia permanenza, si dedicò un’intera giornata al gioco e allo scambio di doni che le Sisters avevano portato per loro: ciabatte, giocattoli, libri e materiale per la scuola. Fu un momento davvero importante, mi resi conto come a volte si può riuscire a vivere anche di poco, di ciò che offre la natura, a percepire che cosa possa essere veramente essenziale e che cosa invece superfluo. Fu un episodio in particolare a rendermelo ancora più chiaro: il pranzo a casa di una famiglia del villaggio situata sulla montagna. Osservavo la madre cucinare con tutti gli ingredienti ricavati dal raccolto delle loro terre. Quella donna aveva aperto le porte della propria casa, ma non solo, della propria tradizione, regalando a tutti i presenti un momento di autentica famigliarità e condivisione.
Questa esperienza potrei definirla proprio come uno scambio reciproco di completa umanità.
Tornando a parlare della comunità mi piacerebbe raccontarvi del periodo natalizio e della fine dell’anno e di come, anche questi momenti così intimi e delicati che ognuno vorrebbe trascorrere con la propria famiglia, siano stati comunque dei momenti meravigliosi, dove lo spirito delle sorelle e dei bambini è riuscito a non farmi percepire la lontananza da casa. Si respirava un clima pieno di gioia e amore ma non solo, di fede, silenzio e profonda spiritualità infatti si trascorse l’intera nottata in adorazione.
Ero stata avvisata da Sister Caterina che sarebbe stato per me un capodanno che mai avrei potuto scordare. Riuscii a comprendere quelle parole appena scoccò la mezzanotte: un enorme abbraccio di gruppo, tutti riconciliati in un momento di profondo amore. Un’atmosfera rara, pura che mi pervase lasciandomi un segno.
E fu così che si diede inizio al nuovo anno, la scuola riprese, le varie attività del convento ripartirono alla grande con tante novità.
La prima fu l’arrivo di un altro volontario, Severino, conosciuto dalle Sisters per il suo aiuto nella missione in Papua Nuova Guinea, dove era stato già tre volte e aveva realizzato le fondamenta della prima scuola e tanti altri lavori, portando un contributo enorme ed indispensabile.
Il suo arrivo nelle Filippine era atteso da tutti, perché dopo le due scosse di terremoto dello scorso anno, l’edificio scolastico aveva riportato gravi danni e alcune aule erano state chiuse.
Con l’arrivo di Severino è iniziato il progetto di intervento e sistemazione danni causati dal terremoto nelle aree interessate.
Il mio compito fu quello di seguire passo per passo il progetto, affiancando Severino nella comunicazione con gli altri operai e aiutandolo nella lavorazione.
Tra me e Severino nacque un ottimo rapporto, quasi paterno. Riconoscevo in lui un buon uomo molto intelligente e bravissimo nel suo lavoro. Abbiamo sistemato i danni a scuola e all’asilo, le aule sono state riaperte.
Non immaginerete mai la gioia delle insegnanti e degli alunni, e il sorriso delle nostre Sisters all’annuncio della bella notizia.
I lavori successivamente proseguirono ancora e ancora aggiustando tutte le grondaie del convento e della scuola, finendo per realizzare anche una dirty kitchen (cucina all’aperto) e una piattaforma per rendere più agibile il retro del giardino.
Per riuscire a compiere tutto questo era necessario utilizzare il cemento e questa per me fu la parte più divertente ed eccitante. In pochi giorni imparai ad utilizzarlo in tutte le sue fasi: dalla preparazione, all’impiego e all’utilizzo. La soddisfazione più grande era chiaramente la fine: poter vedere il progetto finito ti regalava un’emozione incredibile.

Tutti insieme avevamo collaborato e l’animo con cui si trascorsero queste giornate di lavoro a volte faticose e molto calde contribuì a renderle leggere e divertenti. É stato un mese ricco di nuove conoscenze acquisite che ha portato a me e alla comunità un forte spirito di condivisione.
Ormai mi sentivo a casa, le giornate passavano, non ci si fermava mai. Ho passato tanto tempo con i bimbi, amavo giocare con loro, li prendevo in braccio e correvamo insieme, giocavamo a “zombie” o semplicemente a rincorrerci.
Le Sisters erano sempre presenti, non mi hanno fatto mancare niente, sempre disponibili per ogni mia domanda o magari a volte anche solo per chiacchierare.
Ogni giorno c’era qualcosa di nuovo, qualche imprevisto qualche novità, bella o brutta, le nostre Sisters erano sempre pronte per ogni evenienza. Sempre con il sorriso e un spirito positivo e comprensivo. L’amore nell’aiutare il prossimo le rende lucenti. Le ammiravo insieme e anche singolarmente sempre con la stessa luce ricca di fede e d’amore.
Ripongo in loro tutte le mie forze e le mie energie perché possano continuare a portare avanti questo loro compito di vita, perché l’aiuto non è mai abbastanza.
Indimenticabili e profondi i sorrisi dei bambini, i loro abbracci, le loro risate, le loro lacrime, i loro scherzi, i loro capricci, ma specialmente LORO che con il loro amore ti insegnano cosa voglia dire amare e sentirsi amati.
Grazie di cuore per l’esperienza vissuta, non vi dimenticherò mai !!!

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