Anche la Papua Nuova Guinea nella barca con Pietro

In Piazza S. Pietro, il 27 Marzo 2020, Papa Francesco ha pregato riflettendo sul quarto capitolo del Vangelo di San Marco. “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Queste parole di Gesù ai Suoi Apostoli impauriti dalla tempesta, hanno toccato ogni angolo del mondo, che stava ascoltando la voce del Santo Padre.

Il Papa ha detto: “La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini.” Il Papa ha continuato: “La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di imballare e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli. L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo.”

Alcuni giorni prima, il 25 Marzo 2020, il Primo Ministro della Papua Nuova Guinea, James Marape, aveva invitato il suo Paese ad un periodo di ventun giorni di preghiera e digiuno. Pm Marape aveva detto: “I tentativi umani di combattere il Covid-19 come altre malattie sarà inutile se non chiediamo aiuto a Dio. Se superpotenze come gli Stati Unit D’America e altri Paesi con sistemi sanitari migliori dei nostri, come l’Italia,  sono stati così fortemente colpiti, cosa potremmo fare per combattere il Covid-19 noi, in Papua Nuova Guinea, dove non abbiamo un adeguato sistema sanitario?”. “Quello che umanamente riusciamo ad organizzare, abbiamo la responsabilità di farlo. Ma dove umanamente non riusciamo ad arrivare, lo affidiamo alle mani di Dio.”

Ha dichiarato necessario il lock-down per 14 giorni ed ha aggiunto: “Dio ci sta dando un’opportunità per fermarci, per interrogarci su come possiamo contribuire al nostro Paese, nei nostri posti di lavoro, nelle nostre famiglie.”

Concludendo ha affermato: “Tutti noi qui in Papua Nuova Guinea preghiamo non solo per gli effetti di questa pandemia, ma anche per i tanti altri problemi che affliggono il nostro Paese, come la violenza domestica, la corruzione, politici e lavoratori statali non onesti nel loro lavoro.”

Come questo Primo Ministro ha alzato la sua preghiera e il suo sguardo a Dio, speriamo che anche i suoi abitanti possano ascoltare questo invito, cosicché questa piccola nazione della lontana Oceania possa essere d’esempio anche per altri leader politici.

Per tutti noi, crediamo alle parole di Gesù a Pietro: “Non temere!” e all’invito del Santo Padre ad abbracciare la speranza.

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