C’era una volta, in Png, Timmy, Tommy E Jimmy

In un piccolo recinto, vivevano con la loro mamma tre porcellini. Si chiamavano Timmy, Tommy e Jimmy… e un bel giorno decisero di andare a vivere per conto loro.
Sapete come continua la storia?… Certo! Se i tre porcellini sono europei, costruiranno 3 casette e cucineranno il lupo cattivo nel pentolone, ma vorremmo raccontarvi come potrebbe concludere la fiaba in Papua Nuova Guinea.
Sabato scorso, infatti, siamo andati con il trattore in un villaggio, per aiutare una famiglia a trasportare un maiale: lo hanno comprato per poi donarlo ai loro confinanti come segno di pace e di riconciliazione. Avevano litigato per la proprietà della terra: dato che in questa zona della Papua non esistono ancora limiti di proprietà, spesso la gente litiga e a volte anche si accoltella per decidere fin dove è il mio e dove inizia il tuo territorio. Insomma, la terra è preziosa, è l’unica cosa che possono possedere e che viene loro ereditata da padre a figlio. La densità di popolazione è bassissima, ci sarebbe terra per tutti, ma spesso diventa un pretesto per scatenare gelosie e vendette. Ecco allora, che quando le due famiglie arrivano ad un compromesso, magari dopo anni, si ufficializza questa decisione e la fine della disputa con una cerimonia di scuse e lo scambio di doni, come un modo per compensare e ricompensare la parte lesa. Ecco allora, che lo scambio del maiale, diventa il segno di pace.
Il maiale ricopre un altro famoso ruolo nella preparazione della dote di una donna. Secondo la tradizione, un uomo non sposa subito la moglie, ma, per così dire, la porta nel suo villaggio…. in prova. Lei deve dar prova di saper lavorare sodo, saper cucinare e raccogliere legna, lavorare la terra, andare d’accordo con le altre donne del villaggio, fare figli e crescerli. Se dopo questo periodo di prova, la coppia è rimasta stabile, ecco allora che l’uomo inizia a preparare il “bride price”: la donna viene comprata dal marito, ma in verità da tutta la famiglia del marito. Infatti, il prezzo di una donna sono dai 20 maiali ai 40 maiali, soldi ed un corredo di pentole e cibo, come banane e noci di cocco e pesce: tutta la famiglia dell’uomo contribuisce a raccogliere il necessario per acquistare moglie. Se la donna ha ricevuto istruzione o è figlia di un clan importante, allora il numero di maiali aumenta… e così questo maiale, finisce in dote.
Quando invece una persona muore, viene costruita una “cry house” o così detta casa dove si piange. Ed è proprio così: da altri villaggi e clan le persone vengono a piangere, con urla e lamenti, con lunghi gemiti. È modo per onorare il defunto, al quale molto spesso non erano così emotivamente legati, ma questo pianto diventa piuttosto occasione per esprimere quei sentimenti che spesso in questa cultura è difficile verbalizzare. Poi dato che non esiste l’idea di un cimitero comune, il defunto viene sepolto nel villaggio e viene acceso un fuoco ogni sera vicino alla sua tomba. Dopo un anno, o quando la famiglia è in grado di ricompensare chi li ha aiutati, fanno una festa per ringraziare tutte le persone che in quell’occasione hanno versato lacrime e sono venute a piangere per il loro caro. Viene donato un maiale dalla famiglia del defunto in segno di riconoscenza per aver pianto insieme e onorato il loro caro. In questa festa viene smontata la casa del pianto e viene messa una croce nella tomba. Ed ecco, che il dono del maiale diventa un messaggio di ringraziamento.
In altre occasioni speciali, come durante l’ordinazione di un nuovo sacerdote, i fedeli portano all’altare al momento dell’offertorio, un maiale… vivo!

Ecco, uno scorcio di questa cultura ancora incontaminata e impregnata di tradizioni e valori, che ancora ci sorprende e che con umiltà e pazienza stiamo conoscendo. Ringraziamo Dio per la bellezza e forza di questo popolo e preghiamo che lo Spirito Santo possa continuare a guidarci ad annunciare il Vangelo e il Suo amore per ogni creatura, preziosa agli occhi del Padre.

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