IL MIO SOGNO NEL CASSETTO di Andrea Maccari

Ho cominciato a sognare questo momento già da bambino, quando guardavo incuriosito e affascinato la maestra Caterina tornare con tantissime foto dalla sua nuova “casa” nelle Filippine, osservavo la comunità crescere di volta in volta e ammiravo la felicità nei visi dei bambini come me, sorrisi che nonostante venissero da un paese povero erano sorrisi veri, sinceri!
E’ ormai passato più di un anno dal giorno in cui ho deciso di mettermi in gioco e cominciare a fare qualcosa di concreto, fare del Bene a chi veramente ne ha bisogno. Parlare con altre ragazze da poco tempo tornate in Italia dalla loro esperienza di volontariato in Papua, aveva fatto crescere esponenzialmente la mia voglia di conoscere da vicino quella cultura per me così nuova e diversa, quasi distante. Volevo cambiare un po’ la mia vita, mettendomi a disposizione di persone per le quali potevo davvero fare qualcosa. Nel periodo antecedente alla mia partenza sono state poche le persone che mi incoraggiavano, anzi, ho trovato molte persone che non condividevano questa mia scelta, ma questo paradossalmente non faceva altro che darmi la forza e la determinazione che mi richiedeva la partenza. L’enorme necessità di staccare la spina da questo paese in cui tutti hanno tutto si impossessa sempre di più di me, giorno dopo giorno.
Le emozioni provate in questo viaggio sono infinite e per questo non finirò mai di ringraziare chi mi ha dato questa possibilità e chi ha reso questa avventura indimenticabile.
Partiti da Venezia, dopo una trentina di ore di viaggio siamo usciti dall’ aeroporto di Port Moresby e, senza perdere tempo, abbiamo imboccato la high-way, strada che collega la capitale a Bereina Station, (villaggio dove ha sede la comunità “Cavanis Jesus Good Shepherd”).La primissima cosa che mi ha colpito, mentre ancora eravamo per strada, è stato vedere bambini, donne e uomini che camminavano, o che semplicemente erano seduti sul ciglio della strada, senza un vero obiettivo da portare a termine entro la fine della giornata. La cosa che più sorprendeva, nonostante la loro situazione , era la cordialità che dimostravano nei confronti di tutti: non c’è stata persona che non ci abbia salutati al nostro passaggio!
Ogni mattina mi svegliavo ricco di gioia e voglia di vivere intensamente la giornata, parlare con le sisters, abbracciare i bambini o passare del tempo con i ragazzi della nostra comunità. Era come se avessi una forza dentro di me, in Italia sempre inibita, che mi incollava un sorriso al volto dalla mattina alla sera.
La prima settimana ho lavorato con i boys, ragazzi che vivono nei villaggi vicino a Bereina, che ogni giorno aiutano le sisters riparando oggetti danneggiati o costruendo stanze, cornicioni, docce etc. Mi ricordo ancora le risate fatte con Danny mentre pitturavamo delle porte, costruivamo cornicioni o montavamo finestre. Ricordo anche le chiacchiere che io e Andrew ci scambiavamo mentre eravamo intenti ad imbiancare i muri delle docce. Lui era interessato alla mia vita italiana e io lo tartassavo di domande sulle tradizioni papuane con la curiosità alle stelle! A me i bambini piacciono davvero tanto e il mio sogno era che fossero proprio loro i protagonisti della mia esperienza.
Sfortunatamente, al mio arrivo la scuola era ancora chiusa per le vacanze di fine trimestre fino al lunedì seguente e nonostante mi divertissi tantissimo a parlare e scherzare con i boys, sentivo come se la mia “missione” a Bereina dovesse essere un’altra. Per questo motivo la domenica seguente ho chiesto alle Sisters e a Matteo se fosse stato possibile provare ad insegnare in una delle classi della scuola.

Sister Giovanna, responsabile della Cavanis Jesus Good Shepherd Primary School, mi ha inserito nella Father Mark class, un grade 2, con teacher Jenny e teacher Maryanne, due persone davvero speciali che fin da subito hanno posto moltissima fiducia in me aiutandomi a superare la “paura” iniziale. Grazie a questo, a partire dal primo giorno di scuola, la mia missione ha spiccato il volo. Ho fatto anche il maestro di sostegno per sette bambini della seconda elementare e insieme ad Aurora abbiamo provato ad aiutarli a diventare più scorrevoli nella lettura.
I bambini in Papua sono speciali. Nonostante non abbiano niente, siano quasi abbandonati dai genitori e siano costretti a camminare per anche un’ora ogni mattina per raggiungere la scuola, avevano sempre il sorriso stampato in volto ed un entusiasmo indescrivibile! Questo riempiva il mio cuore di forti emozioni!
In Papua ho imparato a valorizzare le cose semplici e devo ammettere che non ne ero per niente abituato. In Italia siamo sempre “di corsa”, con mille pensieri per la testa, spesso distratti a causa degli oggetti tecnologici e dalle cose materiali che ci sembrano indispensabili. Molto spesso diventa una nostra priorità avere le scarpe all’ ultimo grido o i vestiti super firmati da mettere in mostra piuttosto che usare le proprie energie per aiutare il prossimo. Proprio per questo motivo questa esperienza è unica ma secondo me non per tutti. Bisogna saper rinunciare a tante cose (come farsi la doccia con l’acqua calda, trovarsi al bar con gli amici e distendersi sul divano per guardare la propria serie tv preferita) ma posso assicurare che quando si è li, si capisce quanto tutto questo sia quasi futile o comunque non indispensabile. Questa esperienza mi ha cambiato. Credo che mi abbia anche reso più maturo, oltre ad avermi insegnato a vedere tutte le cose da un’altra prospettiva. Per tutti questi motivi non sarò mai abbastanza grato per aver vissuto questa “nuova vita”.
Una grande differenza che ho apprezzato è che mentre in Italia si è obbligati ad essere come le persone vogliono che tu sia, ci siano imposti standard da seguire per non essere “tagliati fuori”, in Papua invece, tutti sono sempre considerati speciali per quello che sono e per il posto che occupano nel mondo.
Le emozioni vissute sono tantissime, molte delle quali addirittura indescrivibili e i ricordi sono stampati nel mio cuore. Non passa una giornata in cui, o nel pomeriggio, o mentre sono in corriera o persino durante le ore di scuola, la mia testa non “parta” diretta verso quel paese che mi ha dato così tanto. Ammetto che a volte durante questi “viaggi” mi sfugge qualche lacrimuccia per la commozione. Saltuariamente le sisters mi mandano qualche foto dei bimbi ed è come una pugnalata di emozioni e ricordi fortissimi. Quando ho bisogno di tirarmi un po’ su di morale mi basta sfogliare la galleria del cellulare e fermarmi a guardare i loro volti sorridenti… oggi, non c’è gioia più grande per me.
Non dimenticherò mai la curiosità nei bambini del villaggio Mou che per la prima volta vedevano così tanti bianchi, la felicità nel volto di donne, uomini e bambini di Babiko nel ricevere visite per la festa del loro patrono. La generosità che a Inaui ci ha circondati fin da subito e la gioia dei nostri bimbi il giorno che tutti insieme siamo andati a Waima.
L’interesse dei bimbi della scuola (e soprattutto della mia classe) nello scoprire cose nuove e l’armonia che nella mia nuova famiglia era immancabile. Come apice di tutte queste sensazioni c’è quella forse più importante e che in Papua si sente al cento percento: l’amore verso il prossimo accompagnato dal desiderio e dalla voglia di poter fare del bene
a chi ne ha davvero bisogno.
Ho avuto anche il piacere e l’onore di esaudire un mio desiderio, ovvero trascorrere il mio diciottesimo compleanno in modo unico ma allo stesso tempo semplice… e così è stato! Sono diventato maggiorenne in un posto speciale con persone speciali. Sono sicuro che non scorderò mai questo giorno: dai primi momenti della giornata in cui sono stato avvolto da calorosi abbracci, a quando Alphonse, Timothy, Titus, Christine, Totila e Barbara hanno ballato per me, gli auguri cantati dai bimbi di tutta la scuola, il momento in cui Alphonse mi ha porto la candela da soffiare mentre esaudivo un mio desiderio.
Mi sento come se, quando sono ripartito per tornare a casa, non avessi tagliato il cordone ombelicale che mi lega a Bereina perché mi sento ancora parte di quella comunità e sono sicuro che questo legame non si romperà mai.
Quest’estate è come se avessi gettato un seme e sono sicuro che la mia vita mi porterà a vedere i frutti con i miei occhi il prima possibile!
Vorrei ringraziare i miei genitori per avermi permesso di vivere questa esperienza, Sister Caterina per avermi dato la possibilità di conoscere quel posto, i ragazzi per avermi fatto sentire come un fratello, i bambini per tutti i sorrisi e abbracci che quotidianamente mi scambiavano, le insegnanti della Father Mark class per aver avuto fiducia in me consentendomi di tenere qualche lezione di matematica e inglese al “mio” grade 2.
Infine, vorrei ringraziare le sisters, dalla prima all’ultima. Mi hanno reso subito parte della loro famiglia e le ho sentite davvero come delle sorelle nella mia vita.
Grazie Sister Caterina, grazie Sister Giovanna, grazie Sister Anna Piccolin, grazie Sister Anna Pigozzo, grazie Sister Vera, grazie Sister Sara, cảm ơn Sister Cuc¸ cảm ơn Sister Nguyet, cảm ơn Sister Thanh, salamat Sister Sheila, salamat Sister Sheryl, salamat Sister Kimberly; salamat sister Matchai, salamat Sister Princess, tenkyu Sister Carolyn, tenkyu Sister Magarette, grazie Manuela e Matteo e grazie Giorgia.

Thank you Cavanis community Jesus Good Shepherd di Bereina. God bless you all.

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