La loro sofferenza grida al Cielo

Lontano dai riflettori, in un’isola alla periferia del mondo, un’isola che fa parte della Papua Nuova Guinea, da ben sei anni, qualcosa di terribile sta succedendo.
L’Australia ha deciso di creare, in collaborazione col governo papuano, nell’isola di Manus, un centro di “smistamento” per gli immigrati che cercano di arrivare in suolo australiano in modo illegale. In teoria… ok… la situazione di ciascun immigrato dovrebbe essere valutata: chi ottiene lo status di rifugiato con diritto di asilo dovrebbe essere mandato in un Paese che lo accoglie, chi non lo ottiene dovrebbe essere rimandato nel Paese di origine.
In pratica, per fare questa cosa ci sono voluti sei anni e la situazione non e’ risolta. Quelli che hanno diritto di asilo non trovano Paesi che li accolgano, gli altri sono bloccati sull’isola lo stesso, praticamente in un regime di detenzione.
Fin qui solo la questione “giuridica”…
Il problema serio e’ che queste persone, praticamente in prigione da anni senza colpa e senza speranza o prospettive di futuro, sono in una condizione disperata. Certo, l’Australia provvede cibo e un tetto… ma i tentativi di suicidio sono all’ordine del giorno, il 90% di loro deve assumere psicofarmaci per andare avanti e alcuni sono morti per malattie curabilissime, se prese in tempo. Per alcune nazionalita’ non c’e’ neanche il traduttore…quindi alcuni di loro non possono nemmeno comunicare…

E’ incredibile come, nonostante i ripetuti appelli delle Conferenze Episcopali in Papua e in Australia, nonostante la dichiarazione della Corte Suprema in Papua che definisce il centro di detenzione incostituzionale, nonostante sia chiarissimo che siamo di fronte a una seria violazione dei diritti umani, da anni niente si muove.
La loro sofferenza grida al Cielo… e noi ci uniamo a questo grido con la nostra preghiera per questi 500 rifugiati provenienti da diverse parti del mondo e per tutti quelli che stanno spingendo e lottando perche’ queste persone vengano trattate come tali…