La Terra Promessa

Dopo 5 anni di missione a Bereina, tanto è stato fatto, e vediamo che c’è ancora tanto da fare. La scuola cresce e ha bisogno di nuove classi. I nostri ragazzi crescono e vorremmo dare a tutti loro la possibilità di vivere in maniera stabile in un luogo protetto dove poter coltivare i loro desideri. Anche il progetto dell’orto è in evoluzione e vorremmo integrarlo con allevamenti di polli e maiali.
Per tutti questi desideri e necessità abbiamo iniziato la ricerca di un terreno dove poterli realizzare, chiedendo qua e là.

C’è da sapere che la situazione della terra in Papua Nuova Guinea è complessa e intricata come la foresta papuana…. Siamo ancora nella situazione in cui pochissime persone possiedono i titoli di proprietà, e di fatto, la terra è di tutti e di nessuno.

Ci sono due tipi di proprietà. Uno è il tipo di proprietà tradizionale (customary land) in cui la terra viene passata di padre in figlio senza titoli di proprietà o registrazioni varie. Il secondo tipo è la terra governativa in cui si presume ci siano i titoli. La terra governativa (o del demanio) fa riferimento ad un progetto australiano di 50 anni fa quando la Papua Nuova Guinea era ancora sotto il dominio australiano, in cui alcuni porzioni di territorio erano stati divise in lotti e assegnate ai richiedenti con l’impegno di svilupparle coltivando riso, banane o con altre iniziative.

Ad oggi, passati 50 anni, la situazione è molto confusa. La maggioranza della gente che ha ricevuto i titoli è già deceduta e molto spesso non ha passato i documenti a nessuno dei figli. Nella maggioranza dei casi, inoltre, i progetti di sviluppo richiesti dal governo australiano non sono stati realizzati. Quando andiamo a Port Moresby, lungo i 170 Km che ci separano dalla città, possiamo contare sul palmo della mano i terreni coltivati e le piantagioni.

È questa la situazione in cui ci siamo ritrovati quando abbiamo conosciuto il papà di Veronica, una delle ragazze che ci aiuta in cucina. Raphael, questo è il suo nome, si è proposto di donarci un pezzo del terreno che suo padre aveva ricevuto dal governo, per la costruzione delle nuove classi della scuola, in cambio di un aiuto per costruire la casa per lui e la sua famiglia. Ovviamente, come tanti altri, Raphael e i suoi fratelli non hanno il famoso pezzo di carta che dimostra la legittima proprietà di questo lotto.

E così è partita questa avventura tra catasti e i vari uffici competenti in capitale, per cercare di capire come avere i titoli perduti. Dopo mesi di ricerca tra uffici e sorprese negli alberi genealogici (nella famiglia di Raphael c’era un fratello un più di cui non eravamo al corrente) finalmente siamo riusciti a consegnare le carte per la richiesta dei titoli. Perché il processo possa essere veramente avviato, c’è poi bisogno di un’ispezione per verificare che la terra sia effettivamente libera e incolta.