AGOSTO 2016: Francesca, Giulio, Graziella e Maria Pia

Bellissime esperienze in Papua Nuova Guinea, estate 2016…

Francesca…

Papua Nuova Guinea: un altro mondo, un’altra realtà che bisogna vivere per comprenderla a pieno. Mi riesce difficile descrivere a parole ciò che ha significato per me questo mese.. E’ stata un’esperienza indimenticabile che credo mi abbia in parte cambiata, che mi ha portata a non dare nulla per scontato, che mi ha fatto mettere in dubbio molte cose che prima davo per certe e allo stesso tempo mi ha aiutata a mettere chiarezza su altre. Mi sono innamorata di questo posto, delle persone e dei bambini. Il loro sorriso è davvero contagioso. Non hanno nulla eppure sono capaci di donarti tanto e di regalarti una gioia indescrivibile. Questa gente vive in palafitte fatte di legno, paglia e qualche lamiera arrugginita, in un ambiente piccolo e sporco, in condizioni nelle quali noi occidentali non potremmo mai vivere, non hanno acqua potabile, pochi sono coloro che possono permettersi un pasto ogni giorno e nonostante tutto ciò il sorriso non scompare mai dai loro volti. Sono stati giorni ricchi di emozioni, nuove ed inaspettate. Mi hanno fatta sentire amata, mi hanno fatta piangere di gioia. Porterò ognuno di loro nel mio cuore, indubbiamente qualcosa di forte, unico e saldo mi terrà per sempre legata a loro e alla Papua. Sono stati per me una grande famiglia che ha saputo accogliermi, aiutarmi, consolarmi e sostenermi. Mi hanno fatta sentire a casa. Mi mancheranno i sorrisi dei bambini, così veri e spontanei, mi mancheranno le loro risate, mi mancherà l’essere circondata da tutte quelle persone, mi mancherà il vivere assieme come una vera comunità..mi mancherà tutto questo! Francesca

Giulio…

Vorrei cominciare con il raccontare di un pomeriggio molto significativo, forse senza di esso non sarei mai partito. Appena Sister Caterina torno’ in Italia a maggio, si mise subito in movimento per incontrare noi, possibili “aiutanti” che eravamo interessati ad andare dall’altra parte del mondo senza una valida ragione o un sensato motivo. Io la incontrai un sabato pomeriggio dei primi di maggio, erano anni che non la vedevo e l’unico ricordo che avevo di lei era decisamente vago, appena la vidi pero’ tutto torno’, come dire chiaro, era lì il mio posto, e quell’abbraccio che mai scorderò è stato qualcosa di tutt’ora indescrivibile, è stato la risposta a tutte le domande che da mesi mi ponevo senza dare alcuna risposta. Dopo 3/4 vaccini, ore di coda in questura a Treviso, trenta ore di un viaggio interminabile arrivai finalmente all’aeroporto di Port Moresby, ad aspettarci c’era un mitico “big track” con a bordo 7/8 ragazzi, sist. Girlyn, sist. Silvana e l’immancabile Allen conosciuto da tutti come “the Driver”; è stata un’impresa non da poco uscire dall’aereoporto con quelle valigie, che tutto fuorchè vestiti avevano dentro… Devo dire che è stato veramente facile entrare in sintonia con la missione, sembrava ci fossi già stato, mi sentivo a casa. Anche perchè la missione è veramente pensata bene da Sist. Cate, tutto ruota in perfetta armonia, non esiste imprevisto che tenga per quelle sisters mai stanche di sorridere, scherzare e dare una mano al prossimo. Con i ragazzi ho subito instaurato un rapporto particolare, basato piu’ su sguardi, cenni e piccole attenzioni, quelle che fanno la differenza, e si è vista, mi volevano bene, ed è un privilegio poter dire che me ne vogliono ancora, visto che non si sono ancora dimenticati di me seppur dall’altra parte del mondo, ancora oggi, quando riescono si fanno sentire. Guai se smettessero. E’ stato un onore poter lavorare, parlare, dormire, con loro…Averli potuti aiutare e condividere questa fantastica esperienza con loro, o meglio, è grazie a loro se l’esperienza è stata così significativa e splendida. Ogni momento con loro è stato particolare a suo modo, felice o triste che sia, dalle giornate passate sotto il sole tra sorrisi, battute in “roro” (particolare, simpatica lingua locale) e picconi; alle ore passate a raccontare dell’Italia, di casa, come se fosse un posto incantato dove la gente non passa le giornate a drogarsi, non cammina per le strade con un bushknife (macete) nella cintura lungo un metro, non muore di fame. Ci si mette veramente poco a constatare quanto siamo superficiali, sfacciati nelle pretese che ogni giorno vorremo che venissero soddisfatte, talmente secondarie, superflue che ci sembrano indispensabili, come se non ne potessimo fare a meno dell’ultimo modello di telefono, del paio di scarpe che tutti indossano; quando lì le persone litigano, i bambini piangono, le donne urlano, solo per avere qualcosa da mettere sotto i denti ogni giorno che non sia del “betel nut”. Forse dovremmo andare tutti una volta in Papua Nuova Guinea, non tanto per vedere una stupenda terra di tutti voluta da nessuno, ma per scoprire noi stessi. Intanto io spero solo di tornarci. Giulio Fanton

Graziella…

Carissimi, vorrei dire due parole sulla mia esperienza missionaria in Papua nuova Guinea di quest estate. Premetto che era  la terza volta che andavo ed era come se fossi tornata nella mia seconda casa!  Tanto ha fatto Sister Caterina con l’aiuto dei volontari, ragazzi del posto e collaboratori che il cambiamento era notevole. Quello però che rimane anche quando si torna a casa, è il desiderio di cambiare dentro di noi il modo di vivere e di porsi!  Tante cose che prima sembravano importanti non lo sono più. Gli sguardi verso chi ci sta vicino cambiano. Si cerca di capire quello che c’è nel  cuore più che a  quello che si vede apparentemente. Anche il modo di pregare cambia.  Sembra che lì il Cielo sia più vicino, il rapporto con Dio più intimo e filiale..ecco! Si vive la fraternità con semplicità, sincerità, consapevolezza del dono della vita, non vissuta per noi stessi, ma con gli altri e per gli altri. Si scopre una ricchezza di cuore che dà gioia nel fare grandi le piccole cose di ogni giorno! Ringrazio le Sisters per avermi aiutata a crescere nell’amore verso gli altri e a capire cos’è la vera misericordia! Graziella

Maria Pia…

La Papua Nuova Guinea mi ha migliorato la vita; è stata un’esperienza stupenda. Un full immersion in una cultura completamente diversa dalla nostra, cullata tra le braccia della Missione Cavanis. Un grandissimo grazie a tutte le Sisters che ci hanno accolto con gioia e ci hanno sempre tenuto la mano durante il nostro soggiorno lì, e un grazie particolarmente affettuoso a Sister Caterina, che ci ha guidato e nutrito nella Parola di Dio

Torna su