Pasquetta Waima!

Va diffondendosi una notizia: il giorno 13 aprile ci sarà una competizione di barche nel tratto di mare di fronte alla spiaggia di Waima. Ma è il giorno di pasquetta…si potrebbe fare un’uscita comunitaria…certo ci sono da rispettare le restrizioni dovute al corona virus…però è Pasquetta…poi arriva il permesso: andate e divertitevi! E così come ogni volta che si muove la comunità, ci ritroviamo a riempire macchine di bambini ed adulti, bevande e panini per andare al mare.

Stavolta non tutte le sisters sono venute alcune si sono “sacrificate” e sono rimaste al convento, ma sarà un sacrificio ben ripagato dalla tranquillità di non avere bambini intorno per qualche tempo!

Partiamo dopo pranzo, la strada non è lunga ma non è asfaltata e quasi sempre impraticabile per auto normali, siamo proprio fortunati e ringraziamo il Signore e chi ci ha aiutato ad avere due fuoristrada!

Colline, avvallamenti, guadi, giungla, radure e poi il cielo si fa visibilmente di un blu più intenso rispecchiando il mare che però non si vede ancora. Eccolo finalmente! E ogni volta mozza il fiato, sarà perché arrivando dall’alto si possono vedere chiaramente la costa, le palme da cocco, la spiaggia, le casette e tutto il resto…ma è impossibile non fermarsi ad ammirare il creato e, nell’intimo, a ringraziare chi ce l’ha donato.

Arriviamo alla spiaggia, parcheggiamo all’ombra le auto e tempo zero i nostri bambini sono già in acqua! Ma non eravamo venuti per la gara di barche? E dove sono le barche? Beh, in fondo chi se ne importa, abbiamo il mare, questo è davvero ciò che conta! Anche noi adulti non resistiamo, ci tuffiamo e iniziamo a giocare con i bambini che non chiedono di meglio. Ognuno affronta il mare a modo suo. Christine, a 5 anni è ancora visibilmente spaventata dall’acqua che arriva in forma di onde possenti più alte di lei, ma è determinata a vincere il suo timore e a dimostrare a se stessa che non ha paura! Le bambine più grandi hanno più coraggio, nuotano e giocano nell’acqua con la palla. I maschi sono ancora più temerari, afferrano grossi tronchi galleggianti e li usano come zattere per fluttuare di qua e di là e fanno capriole, tuffi e verticali nell’acqua. È davvero una gioia vederli: sono davvero felici!

Noi abbiamo la responsabilità della loro felicità. Noi adulti abbiamo la responsabilità della felicità di ogni bambino, ma a volte ci dimentichiamo di loro pensando ai nostri problemi di adulti. E invece loro hanno tanto bisogno della relazione con noi per crescere soprattutto emotivamente e spiritualmente, non solo fisicamente. Ma sembra che non ci sia mai tempo, soprattutto nella società occidentale.

Questa crisi dovuta al corona virus che obbliga a rimanere a casa forse ha anche qualcosa di positivo. Lascia il tempo di riallacciare le relazioni in famiglia, di renderle più profonde e ritrovare momenti speciali, significativi, magari riscoprendo insieme il Vangelo.

Tra schizzi e risate qualcuno alza gli occhi all’orizzonte ed esclama: guardate! Le barche sono partite! E tutti si mettono a fissare alla sinistra dell’orizzonte minuscoli puntini colorati grandi come chicchi di grano. Sono le vele! Ma sembrano così lontane e silenziose che subito non è più interessante. Meglio continuare a giocare e a gioire di ogni istante insieme come se non ci fosse nient’altro al mondo di più importante! È questa un’altra lezione dei bambini che ci aiutano a ritornare all’essenziale, come il Maestro ci aveva già insegnato duemila anni fa.

Poi improvvisamente, una barca, la prima e probabilmente la vincitrice, passa veloce ad un centinaio di metri da noi: la vela blu come il mare, due bandiere della Papua Nuova Guinea e altre piccole bandierine a contorno della vela, tre persone a bordo e lo scafo sottile e leggero. Un ragazzo commenta: -questo tipo di barche non viene usato spesso, vengono tenute a lungo fuori dall’acqua così da diventare asciutte e leggerissime per poi filare come il vento sulle onde durante la competizione. Impressionante, per non dire esemplare: privarsi di qualcosa, per lungo tempo, per raggiungere un obbiettivo valido, onorevole.

È impossibile non andare col pensiero al tempo di quaresima appena trascorso in cui nostra Madre Chiesa ci ha accompagnato, sostenuto e incoraggiato ad entrare in un deserto interiore, rinunciando e sacrificando la volontà personale per mettere al primo posto il bene di chi ci sta intorno, cercando in questo modo di imitare e comprendere più profondamente il sacrificio che Gesù ha compiuto per ognuno noi. È questo l’obbiettivo che vale!

E così una semplice gita fuori porta diventa improvvisamente un nuovo inaspettato momento di riflessione spirituale. Il Signore meravigliosamente opera in modo concreto nelle nostre vite, nelle situazioni, attraverso le persone che gli dicono Sì, ed è una grande grazia poterlo riconoscere all’opera nella nostra vita personale. Non smette mai di mostrarci quanto ci ama e quanto desidera che restiamo uniti a lui fino alla fine dei giorni terreni e oltre; e che, uniti gli uni gli altri come fratelli, gustiamo il creato con la gioia semplice dei bambini.

Abbiamo un Padre che si cura di noi. Questa certezza deve essere profonda in noi e trasmessa ai nostri bambini, è questo che ci dà speranza e fiducia specialmente in questo momento buio dovuto alla pandemia del corona virus. Abbiamo un Padre e un Fratello e una Madre che ci aspettano, non importa quanta tristezza viviamo in questa vita terrena, in un luogo di gioia eterna.

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