Ricordare gli antenati

Ormai da alcuni mesi che mi trovo qui, presso la Comunità Gesù Buon Pastore di Bereina, in Papua Nuova Guinea, ho avuto l’opportunità, alcune ore alla settimana, di tenere delle lezioni nella scuola della Comunità.

Essendo soprattutto un appassionato di storia e di antropologia dell’Oceania sono stato ben lieto di poter dedicarmi a queste materie coi bambini della scuola elementare ed ai ragazzi che partecipano all’iniziativa F.O.D.E, la scuola per gli adulti presso la quale sono insegnante per il Grade 9 di Social Studies (storia, geografia umana, geografia fisica, educazione civica). Da alcune settimane ho modo di tenere delle lezioni anche alle stesse insegnanti della nostra scuola elementare.

Insegnare storia in un paese che ne trabocca ma dove molte persone, soprattutto i giovani, ne sono al quasi completo oscuro è un’esperienza davvero incredibile. Da una parte è necessario tenere un linguaggio semplice e comprensibile a tutti, dall’altro è necessario saper sintetizzare una miriade di argomenti i quali solo ad un primo e superficiale impatto sembrano semplici i quali però nascondono una complessità disarmante. Bisogna entrare nella testa di questi giovani studenti e cercare di comprendere il modo in cui loro intendono la storia al giorno d’oggi. Una linea del tempo fatta di numerosi avvenimenti decisivi divisi grossomodo dal concetto di “Old Times”, un termine inglese per intendere un generico e vago passato fatto di storie e narrazioni locali collocate senza ordine in un non precisato tempo lontano contraddistinto semplicemente dalla non presenza della moderna tecnologia e dell’uomo bianco, e dall’era coloniale e tutto ciò che ne è conseguito: il cristianesimo, la tecnologia occidentale, la presenza dell’uomo bianco e un nuovo modo di intendere la storia. L’epoca coloniale ha lasciato il suo modo di concepire il tempo in Papua Nuova Guinea: il pre-colonialismo, definito come “preistoria” contraddistinto da una sorta di età della pietra tecnologica e mentale, e il periodo coloniale e post coloniale, contraddistinti contrariamente dal progresso. In realtà l’imposizione degli schemi temporali e istruttivi dei colonizzatori non ha fatto altro che creare ancora più confusione nella mente di molti papuani i quali non possono più fare affidamento appieno sulla loro storia nativa e le sue strutture ma nemmeno su quella “occidentale” la quale risulta ostica, considerando anche le grandi falle presenti nel sistema scolastico odierno.

Seppur queste problematiche sembrano senza un rimedio al momento attuale durante le mie lezioni provo a dare tutto il possibile per permettere di valorizzare il passato di questo paese e possibilmente della storia locale della Central Province e del Kairuku Hiri narrando ai ragazzi direttamente dei loro antenati, cercando di aiutarli a collocare in una linea del tempo il più chiara possibile i diversi avvenimenti senza utilizzare il dispregiativo termine “primitivo”, una forma inconscia ma potente di svilimento del loro passato pre-coloniale, cercando di risultare il più possibile attinente ai fatti e alle scoperte.

Per questa ragione coi bambini della scuola elementare assieme a Sister Giovanna, preside della scuola, ho tenuto un paio di lezioni incentrate sui grandi e antichi viaggi commerciali che connettevano il territorio tra Kerema, Yule Island (nel distretto in cui ci troviamo) e Port Moresby, i viaggi e le grandi migrazioni dei popoli Austronesiani (la lingua a cui appartengono le lingue della Central Province) attraverso tutto il Pacifico meridionale e della loro cultura detta “Lapita”, famosa per i suoi vasi in argilla e le sue canoe a doppio scafo. In seguito ad una di queste lezioni ho proposto ai bambini di ricordare i loro antenati provando ad imitarli producendo e modellando a mano dei piccoli vasi e contenitori usando della terra rossa e argillosa che abbiamo trovato nei paraggi. Bambini e bambine hanno frantumato i pezzi di terra con un sasso e mischiandola con dell’acqua l’hanno ammorbidita facendone delle grosse palle dalle quali poi, scavando con bastoncini e cucchiai, hanno ricavato dei graziosi vasetti decorati poi alla maniera antica: tratteggi e linee geometriche.

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