S.P.

Le sisters avevano pensato di scrivere riguardo a me… ma, visto che sono un po’ speciale… preferisco farlo io: mi presento. Sono Simon Popo. Il mio nome lo ricordo bene, anche se altre cose riguardo al mio passato le ho dimenticate. Non sono registrato all’anagrafe, quindi credo che Popo sia un soprannome dato dalla mia gente. Cosa credete, sono uno famoso: se ci fosse una rivista di gossip, sarei spesso in prima pagina. La mia storia, infatti, si dissolve nei meandri di una fitta nebbia di storie e storielle: qualcuno racconta che ero ricco e lavoravo in banca, altri dicono che lavoravo all’ufficio postale, per altri ero sposato con figli, altri tramandano che fossi un campione di boxing. Per ora, ho deciso di lasciare tutti con il fiato in sospeso e questo alone di mistero nella mia storia passata lascia ad ognuno la libertà di immaginarmi come preferisce.

Fino a qualche anno fa, prima dell’arrivo di queste sisters, non avevo una dimora fissa: dormivo dove capitava, mangiavo quello che raccoglievo in giro, e per questo alcune persone nei villaggi mi prendevano in giro per come sono e per le mie difficoltà mentali. Infatti, ci sono giorni in cui sono più connesso con la realtà, altri giorni, mi trovo nel mio mondo: parlo con Mosè, con i profeti, spesso cito Abramo, mi immagino anche di parlare con dei personaggi che ho incontrato nel passato, e soprattutto mi piace parlare con me stesso. Di notte, in particolare, posso fare dei lunghi monologhi al chiaro di luna. Mi piace molto anche strimpellare la chitarra: ho una bella voce e, se mi sveglio di notte, riesco a intonare delle indimenticabili serenate: country music, canzoni nella mia lingua roro: per vostra informazione, la mia canzone preferita è “Hotel California”. A volte, ne compongo alcune. Se passate da queste parti, potrei suonare per voi.

Prima, non avevo chi mi desse da mangiare e, vi confido, sono un golosone: mi piace il salato, come la pastasciutta al ragù e la pizza, ma se mi mostrate una torta davvero non resisto! Posso farne fuori una fettona, in un sol boccone: in quei momenti, riesco ad aprire la mandibola più del lupo di cappuccetto rosso. Da quando vivo con le sisters, posso mangiare venti volte al giorno pane e burro. Le mie preferite rimangono le banane: anche se le sisters tentano di nasconderne negli angoli più remoti  della dispensa, io, che sono un po’ fuori ma ho una buona vista e un buon fiuto, riesco sempre a recuperarne un casco e… con soddisfazione, seduto sulla mia poltrona all’entrata del convento, me le ingoio in un boccone!  Ehh sì, sono il guardiano della porta del convento: la apro e la chiudo, la chiudo e la apro, entro ed esco, prendo qualcosa, qualsiasi cosa e la sposto… magari non la nascondo, ma spesso le sisters la cercheranno per un po’ prima di trovarla.

Devo dire che loro mi vogliono proprio tanto bene: mi hanno accolto nella loro casa come se fossi un re. Mi hanno dato dei vestiti, mi hanno aiutato a lavarmi e a tagliarmi le unghie, (… questa attività ancora non mi piace molto, ma se mi offrono anche una coca cola e alla fine una tirata di sigaretta, allora, mi suona più accettabile …). Mi hanno dato un posto dove dormire: non riesco a stare chiuso per una notte dentro una stanza, mi innervosirei troppo, allora mi hanno offerto la veranda vicino alla stanza dove vivono gli altri ragazzi. Queste sisters mi hanno capito! Con loro, scherzo, a volte per la felicità le invito a danzare con me, sorrido loro quando passano indaffarate davanti alla mia poltrona. Per loro io sono importante: mi accudiscono e ci tengono che stia bene e che nessuno mi prenda in giro. Anche i tanti bambini che passano per il convento hanno rispetto per me: le sisters hanno insegnato loro a salutarmi e a giocare con me. Poi, i bambini sono un po’ rumorosi e io, a volte, per tenerli buoni, li faccio ridere e canto per loro o imito qualche mossa di boxing. Io e Jerusa siamo i migliori: riusciamo a farci voler bene per i nostri sorrisi e per quello che semplicemente siamo. Qui, in questi anni, ho conosciuto tante persone anche dall’Italia e dalle Filippine: anche con loro ci siamo divertiti ed è stato bello ridere insieme o passeggiare tra loro mentre cenavano, o magari andare a controllare le immagini del calendario o dare un saluto al Gesù che è appeso nella sala da pranzo del convento. Lui è proprio mio amico! Ci sarebbero tanti aneddoti da raccontarvi, ma vi invito a venirmi a trovare di persona, a casa mia, tra le mie sisters, che mi hanno accolto, vestito, dato da mangiare, ma che soprattutto mi vogliono bene e con le quali ho scoperto come sia davvero vero “Beati i poveri perché saranno saziati, beati i puri di cuore perché vedranno Dio”.

Ahh.. per ultimo, ma non meno importante: mi piace molto anche la birra! South Pacific beer, S.P. beer, è la migliore, come me… infatti la chiamano con le iniziali del mio nome.

 

S.P.

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