Un’atipica esperienza missionaria…

Sono arrivato qui in missione qualche mese fa, non ricordo di preciso. Il viaggio è stato lungo, buio e caldo nel container, ma per fortuna non ho riportato danni. Eravamo in tanti in Italia, ma solo io di tutta la squadra sono partito per la Papua Nuova Guinea. Posto lontanissimo. Chissà con che tipo di persone dovrò aver a che fare…però sono curioso e avventuroso e non mi sarei accontentato di una clinica qualsiasi!

Mi chiamo paranco, per gli amici, anche se il mio nome tecnico è Sollevatore. Sono entrato in servizio quasi subito appena mi hanno assemblato e non vedevo l’ora! Ho conosciuto Sr Anna, infermiera professionale che aveva già esperienza nel cooperare con altri miei colleghi e abbiamo subito trovato buona intesa.

La paziente di cui mi occupo si chiama Lucy. È una cara signora papuana, mamma di sette figli (sei in vita) e nonna di tre nipoti. È paralizzata alle gambe da alcuni anni e costretta a letto per tutto il tempo. Sono molto orgoglioso di poterla aiutare a sedersi sulla sedia a rotelle, prima ci volevano due persone per fare il mio lavoro (e sinceramente io lo faccio meglio!) così lei può uscire dalla sua stanza e passare un po’ di tempo all’aperto. È molto simpatica, mi ha paragonato ad un aereo (che onore!) perché dice ogni volta che la tiro su: -oook! Lucy si prepara a decollare! E poi quando è arrivata l’ora di rimetterla a letto dice: -ora Lucy sta per atterrare! Mi piace molto prendermi cura di lei perché mi apprezza.

Devo dire che anche i bambini di qui sono molto simpatici. Ricordo ancora come mi hanno squadrato la prima volta che mi hanno visto, la loro espressione era un punto interrogativo. Ma quando mi hanno visto in azione… che meravigliosa sensazione vedere lo stupore e l’ammirazione nei loro volti! Sentire i loro commenti: -Ma hai visto quanto è forte!? Solleva Lucy da solo! E che silenzioso ed elegante sembra non faccia alcuna fatica…non suda nemmeno! Mi sentivo al settimo cielo! È bello sentirsi utili e apprezzati! Umilmente mi vanto di essere un sollevatore missionario!

Scherzi a parte, a volte non solo le persone fanno la differenza, anche le cose. Il sollevatore che ci è stato donato da un generoso e sensibile benefattore è molto più di un semplice oggetto. È appunto da un lato amore che si è manifestato concretamente quando uno dei nostri volontari ha visto il bisogno e con misericordia e generosità ha agito. E dall’altro è presenza stabile che ci solleva da una fatica e segno di speranza. Ti ringraziamo Signore per i benefattori e tutte le cose buone che ci dai ogni giorno che ci rallegrano e rendono più facile il nostro lavoro qualsiasi che sia, per la tua gloria.

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