“ Vieni e Vedi ”

Questa parola di Dio invita con chiarezza e sollecitudine a vivere un’ esperienza che ogni uomo, credo, nel profondo del proprio cuore desidera provare almeno una volta nella propria vita. E’ la stessa parola che ha dato coraggio a me, quando dopo diversi anni in cui desideravo fare questo tipo di esperienza, è arrivato il momento giusto per partire, né prima né dopo.
Sono partita il 2 gennaio alle 22.05 e dopo aver preso tre aerei, sono arrivata in Papua Nuova Guinea il 4 gennaio alle 7.20, esattamente a Port Moresby. Da qui ci sono volute altre tre ore di strada perchè arrivassimo a Bereina, dove la comunità vive. Quest’ ultimo tratto di strada, che attraversa tutta la periferia e in modo non lineare, mi ha anticipato e preparato a ciò che realmente avrei affrontato. Una normalità fatta di povertà assoluta, adulti, giovani ragazzi e ragazze, e bambini che trascorrono le loro giornate a camminare senza meta, senza un senso nè un motivo, forse cercando semplicemente qualcosa da mangiare per sopravvivere, o per i più sensibili e discreti, aspettando che qualcuno si accorga di lui e lo aiuti.
Durante la mia giornata, essenzialmente ho cercato di dare una mano a sister Anna, che come me è un’infermiera. Qui vengono per farsi medicare piccole ulcere (che molto facilmente a causa delle scarse condizioni igieniche si infettano) o per la febbre, per il mal di orecchi, occhi, o dolori vari, o semplicemente e nella maggior parte dei casi, per essere coccolati. Diceva bene S. Pio “se all’ammalato non porti l’amore, le medicine non serviranno a niente” ed è proprio cosi perchè dietro ogni dolore fisico e non, c’è un bisogno d’amore infinito dell’ anima, la necessità di sentirsi amati, validi, utili, apprezzati, protetti, ascoltati, consigliati, sorrisi… e se non Dio, chi può darci la possibilità di renderci migliori ed essere di autentico aiuto per i bisognosi?
Torno alla mia giornata. Ogni giorno Lucy viene accudita e messa in carrozzina, lei è una donna di 45 anni che non riesce a stendere gambe e braccia perchè ha delle calcificazioni alle articolazioni (il motivo rimane incerto), Julienne ed Erika che vengono due volte a settimana per fare fisioterapia, Julienne in particolare dopo un lungo periodo di terapia intensiva per aver contratto la meningite. Abbiamo anche gestito un politrauma della strada con trauma cranico, una vera avventura! E lo abbiamo fatto con un quinto delle procedure che avremmo messo in atto in ospedale, ma certamente con inventiva, senno e fede! Kevin adesso sta benissimo, tutto è andato come Dio ha voluto che andasse. E’ la stagione delle piogge, una mattina è arrivato un bambino di quattro anni inzuppato e infreddolito, lavato asciugato e sfamato. Al di fuori del villaggio tante capanne sono distrutte, vengono a chiedere aiuto e questo gli viene offerto senza esitazione perchè la casa delle sisters è aperta a tutti nel vero senso della parola, che il motivo sia di salute, psicologico, di cibo, non esistono espressioni quali “non posso! Ho da fare! Lo faccio dopo!” perché c’ è una richiesta di aiuto ed un’immediata risposta ad essa. È guardare in ogni bisognoso, il bisogno di aiuto di Gesù Cristo stesso, che valorizza inevitabilmente il tuo atto di carità! Tante volte abbiamo pensato e sorriso: “chissà se come S. Giuseppe Moscati, potremmo prescrivere una nuova casa, un kg di carne rossa e un pò di merluzzo!” È tutto cosi immenso che ci si dimentica di se stessi, non c’è proprio tempo per essere egoisti. E la cosa più bella è la conferma che si può essere felici col niente se abbonda l’Amore, inteso nella più alta forma del termine.

Un grazie infinito e dal profondo del mio cuore, a chi ha deciso di vivere la propria vocazione in questa terra di missione, a questa comunità. C’è una dedizione in quello che fanno, un amore ed una carità che non hanno confini; fede, speranza, carità, amore e libertà di essere se stessi, qui, sono incarnate come mai avevo visto prima; indubbiamente una realtà che ha messo in discussione la mia personalità, il mio modo di fare, la mia “comodità”.
Ci si aiuta in tutto, gli uni con gli altri, cosicchè tutti sanno fare tutto, questo è bellissimo! Ognuno di loro fa quello per cui è portato (chi insegna, chi cucina, chi coltiva la terra, chi costruisce case, chi compone con i fiori, chi fa il pane e chi i dolci, chi ripara, e tanto altro) ma poi, per amore e carità, ne dona l’insegnamento ad un altro che si riscopre e ne dà valore. È cosi che si crea uno scambio di doni, di carismi, di potenzialità, ovvero “di membra distinte ma dello stesso corpo” tenute salde dall’ amore di Dio. “E solo quando il cammino è segnato dal più debole è un cammino di popolo perchè si passa dall’io al noi, dal mio al nostro”.
Definirei questa famiglia multietnica, perché filippine, vietnamiti, australiani, italiani, papuani(a loro volta provenienti da più villaggi), di cui consacrate, famiglia, giovani ragazzi, adulti, ragazze madri, anziani soli e innumerevoli bambini fanno fraternità condividendo tutto ( e certamente non mancano gli animali). Sono una vera ricchezza gli uni per gli altri, lo sono stati per me in modo accogliente e generoso. Grazie di vero cuore. E poi .. quanto ridono! Per loro niente è un problema! Ridono troppo, fino a coinvolgerti! E con loro anche un film drammatico diventa comico!
Ringrazio sister Caterina per avermi incoraggiata. Uscire dai propri schemi fa sempre bene! le sister per la loro scelta di vita consacrata in terra di missione. Ringrazio i bambini perché sanno bene come plasmarti nell’ amore materno e nella pazienza! Le postulanti per la loro purezza e giovinezza, le donne che guadagnandosi il pane quotidiano danno una mano in casa, ed i ragazzi (a loro volta reduci di un passato poco piacevole) per la loro protezione e tenerezza, ma anche disponibilità all’ aiuto offerto a Matteo e Riccardo che, tra mente e braccio, si occupano di costruire le case necessarie.
Ringrazio tutti ed ognuno perché la mia esperienza non sarebbe stata la stessa senza la presenza di anche uno solo di voi!
Grazie. Il Signore vi benedica ora e sempre.
Maria Stella Petrillo

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